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Canone Rai

Pubblicato da ferdinandus1 su Marzo 26, 2008

bilancia-1.jpgCanone TV anche per i Computer. Fermento degli abbonati in polemica con la RAI.
La norma che regola la materia è il Regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246 (in Gazz. Uff., 5 aprile, n. 78). – Decreto convertito in l. 4 giugno 1938, n. 880 (in Gazz. Uff., 5 luglio 1938, n. 150). — Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni.
Lart.1 testualmente recita:

“Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto.
La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l’impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l’utenza di un apparecchio radioricevente.”

In base alla dizione di questa norma la Rai non dovrebbe fare alcuna richiesta.Ma in Italia questo non accade. Perché? Perché ormai vige la regola che vanno avanti solo le cose assurde e, quando, qualcuno riesce a comportarsi normalmente allora viene preso o per pazzo o per un genio. Non vi è dubbio che l’articolo in esame sia obsoleto ed andrebbe abrogato. Appare conseguentemente, oltremodo assurda e pretestuosa la richiesta della RAI di pretendere il pagamento del canone rivolta a chiunque detenga un “apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni” con l’ardire di comprendere in questa dizione anche i Personal Computer e, addirittura, i videofonini. La norma in parola, in primis, parla di “radioaudizioni” (che è cosa diversa dalla emissione di segnali video per TV) e, quindi, non vi è ombra di dubbio che andrebbe quantomeno, aggiornata o abrogata. Tale dizione “radioaudizioni” non legittimerebbe neanche il pagamento del canone Rai che la gran parte degli Italiani paga in automatico. In secondo luogo, la funzione dei Pc o videofonini non è certamente quella di ricevere programmi televisivi, bensì comunicazioni via internet e telefoniche. Conseguentemente per richiedere il canone Rai occorrerebbe dimostrare che gli stessi fossero adibiti come televisori e che ricevessero segnali video nel momento della contestazione (posto che fosse applicabile anche a questi la dizione “radioaudizioni”.) La verità è che la Rai attraversa un periodo di profonda crisi e viene fuori con soluzioni assurde e di politica di bassa levatura per gravare l’abbonato di ulteriori balzelli che non trovano fondamento in nessuna disposizione di legge.Il consiglio che si può dare a tutti gli utenti è quello di opporsi fermamente, in tutte le sedi, alle assurde richieste della Rai e, nel contempo, aderire a tutte le iniziative (raccolta firme, referendum, ecc.) volte a modificare tale andazzo. Se siamo compatti probabilmente riusciremo a spuntarla!!! (Fernando)

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